PALAZZO MARTINI
L'edificio, sito in Piazza Domenico Albanese, č un tipico esempio
di quell'architettura barocca del XVIII secolo, sobria ed elegante,
molto diffusa in tutto l'alto Salento. Commissionato nel 1762 da
Giuseppe Nicola Carbone,il potente Abate gesuita, confessore della
regina di Spagna, fu, alla morte di questo, ereditato dal Capitolo
della Cattedrale. Nel XIX secolo ne venne in possesso la nobile
famiglia Martini che lo tenne fino al 1933, anno in cui fu ceduto al
Comune per ricevere in permuta il castello svevo, semidiroccato.
Divenuto "Palazzo di Cittā", ha ospitato gli uffici comunali fino al
1985. II palazzo occupa un'intera insula e si sviluppa attorno ad
un atrio quadrato, in cui si affacciano il porticato dello scalone
e le finestre del piano nobile. La facciata focalizza subito
l'attenzione per il raffinato portale, ad arco ribassato,
fiancheggiato da due snelle semicolonne con capitelli compositi ed
una movimentata trabeazione che funge da piano al balcone
sovrastante. Questo č in linea con altri due balconi laterali,
arricchiti dal timpano ricurvo spezzato e dal piano mistilineo
retto da mensoloni a voluta. Sotto la cornice terminale, in
corrispondenza dei balconi, si aprono "ovali" che danno luce al
piano delle soffitte. Tutti questi elementi si ripetono
simmetricamente sulla facciata di Via Piave, dando a tutto il
complesso un effetto prospettico interessante, accentuato dal
gioco chiaroscurale che ne deriva.
PALAZZO DEI MISSIONARI
II grandioso edificio č costruito in conci di carparo
locale, e, visto in lontananza, ha pių l'aspetto di una fortezza che
di un convento. Iniziato nel 1744 per un lascito del marchese
Andrea II Imperiali che volle la presenza dei Padri Missionari di
S. Vincenzo in Oria, il palazzo fu terminato nel 1748, sotto il
marchesato di Michele IV Imperiali, su progetto del Termine,
ripreso ed ampliato dal Randelli. Sito sulla collina detta "Monte di
S. Andrea", si affaccia col suo prospetto severo ed imponente su
Piazza Giustino De Jacobis (il Beato vincenziano vissuto in Oria
prima della sua missione in Somalia). La pianta č a ferro di
cavallo con il lato aperto rivolto ad Est (l'ala Sud non fu mai
terminata) e si sviluppa su tre piani: il seminterrato con le
cucine, il refettorio, i frantoi e le carceri, il pianoterra con
lesale di rappresentanza, la biblioteca e la chiesa; il primo
piano con le stanze dei padri e due cappelle private. Splendido lo
scalone di collegamento. L'ultima sopraelevazione č un'aggiunta
posteriore.
PALAZZO VESCOVILE
E' un grande complesso che comprende
costruzioni di epoche diverse ed insiste sull'area centrale
de11'Acropoli messapica,lā dove, giā nel secolo X si ergeva il"
PalazzO del Vescovo" (come si legge nella "Cronaca" dell'ebreo
Ahimaaz). Superato l'androne d'ingresso, si accede in un vasto atrio
delimitato dalle facciate di tre edifici differenti: a sinistra, la
Curia (ex seminario) di impianto seicentesco e il Teatro,
ristrutturato nel nostro secolo; a destra, il Vicariato,
settecentesco con aggiunte del secolo scorso; di fronte, il corpo
centrale con la magnifica facciata del XVI secolo. Eretto tra il
1564 ed il 1570 dall'arcivescovo Gian Carlo Bovio, č una delle pių
belle dimore vescovili di Puglia. Mentre al piano terra il
tracciato basale ed i resti di alcuni affreschi trecenteschi
rimandano al medioevo, il piano nobile č un esempio classico di
canoni rinascimentali con scalinata monumentale, salone di
rappresentanza, camere ampie e luminose, loggia e giardino.
Bellissimi i soffitti affrescati a grotteschi, attribuiti a
Pellegrino Tibaldi, della scuola di Raffaello. L'atrio, quasi un
museo all'aperto, raccoglie antiche pietre messapiche, cippi e
capitelli romani, leoni stilofori, marmi, mensole ed acquasantiere
della vecchia Cattedrale romanica e stemmi araldici di vescovi che
si sono succeduti sulla cattedra oritana. Custode di tanta storia,
il busto di S.Carlo Borromeo (opera di L. Guacci, del 1896),
signore di Oria dal 1563 al 1568.
TORRE PALOMBA
Sita all'incrocio delle vie Renato Lombardi e
Francesco Russo,č una costruzione cilindrica che funge da
contrafforte alla zona terrapienata ove sorge l'attuale Basilica.
Ritenuta da molti un avanzo dell'Acropoli messapica, č pių
probabilmente riferibile alla cittadella medievale il cui perimetro
insisteva sul tracciato della pių antica cinta muraria. E'
volgarmente chiamata anche "Torre Carnara" perché fino al XVIII
secolo č servita da ossario dell'antico camposanto che occupava
Piazza Cattedrale.
PORTA DEGLI EBREI
E conosciuta anche con il nome di Porta Taranto o
porta Piazzella. E detta degli Ebrei perchč rappresentata laccesso
al ghetto ebraico, particolarmente fiorente tra il IX e lXI secolo
grazie ad una notevole comunitā. Fu costruita originariamente
intorno al 1000 e poi fu ricostruita nel 1433.Ha tre stemmi
incastrati ormai quasi distrutti e una statua dellImmacolata del
500 collocata alla sommitā.
PORTA
MANFREDI
E detta anche Porta Lecce o Degli Spagnoli perché da
qui entrarono gli spagnoli dopo un lungo assedio. Quella attuale fu
costruita intorno al 1727 dal marchese Michele III Imperiali.Era
sormontata da tre stature, due delle quali abbattute dal ciclone del
1897 e la terza rimossa nel 1958 perché pericolante. La porta era
anche ornata da tre stemmi, dei quali č rimasto solo quello di Oria:
gli altri raffiguravano quello di Lecce e quello degli Imperiali.
IL SEDILE
Il Palazzo simbolo di Piazza Manfredi ha la forma di
una torre quadrata in stile barocco-rinascimentale e risale al 1700,
quando fu costruito dal marchese di Oria Michele III Imperiali. Fu
sede dei Decurioni (per questo viene indicato anche come Seggio dei
Nobili) e, dopo essere stato il Comando della Polizia municipale,
oggi č un punto di riferimento turistico. La facciata presenta due
statue che raffigurano San Barsanofio e San Carlo Borromeo che
rimandano ad una costruzione religiosa.