Basilica Pontificia Minore
Le più antiche notizie sulla Cattedrale sono legate
all’istituzione del vescovado oritano che risale alla venuta dell'apostolo
Pietro in Oria, il quale nel 44 d.C. a causa di una tempesta sbarcò sulla costa
Jonica dove ora sorge il Santuario di S. Pietro in Bevagna e da li venne ad Oria
dove predicò il Cristianesimo e nominò il primo vescovo. Nel 58 d.C., secondo
un'altra tradizione, S. Oronzo, venuto in Oria, resuscitò un tale Barsanofio e
lo nominò vescovo e consacrò a Cattedrale il tempio di Saturno. Inoltre si sa
che nel IX secolo sulle rovine dell'antico tempio il vescovo Teodosio fece
innalzare un edificio sacro dove depose le reliquie dei santi Crisanto e Daria.
Questa chiesetta sorgeva nella piazza d'armi del castello. Nel 1225 il vescovo
Peregrino I cedette la Cattedrale costruita sul colle del castello a Federico
II di Svevia, il quale in cambio cedette un suolo più a sud. Con l'allargamento
del castello la Cattedrale normanna venne in parte demolita e oggi rimangono
solo tre arcate e alcuni capitelli e colonne ai piedi della Torre del Salto.
La nuova chiesa venne completata nel 1343 e venne dedicata a S. Maria Assunta
in Cielo. La facciata aveva un rosone e un portico con due colonne sorrette da
leoni stilofori; l'interno era a croce latina con tre navate di cui quelle
laterali erano separate da quella centrale da. due file di colonne.
II terremoto del 20 febbraio 1743, compromise la stab
ilità dell'edificio e nel
1747 il vescovo Castrese Scaya lo fece demolire. Gran parte degli elementi
architettonici furono conservati nel palazzo vescovile. Alcune colonne vennero
regalate a Carlo III di Napoli che elargì 8000 ducati in favore della nuova
costruzione. A tale realizzazione contribuì anche Michele IV Imperiale e '
l'Università di Oria. L'opera fu iniziata nel 1750 e i lavori furono completati
diversi anni dopo, sotto il vescovo Mons. Francesco Antonio de Los Rejes.
Durante la sua reggenza dal Capitolo della Cattedrale fu acquistata una
raccolta di 34 quadri di proprietà dell'Abate Carborne, riproducenti episodi
della passione di Gesù e dei temi biblici della Creazione, del peccato
originale e la cacciata dall'Eden. Tali tele sono oggi in sacrestia e sulle
pareti del Presbiterio, del Transetto e delle Cappelle laterali e sul Palazzo
vescovile. II vescovo Enrico Celaja ricoprì le pareti con stucchi e nel 1775
fece realizzare l'altare maggiore e l'antistante balaustra in marmo policromo
di stile barocco. II coro fu abbellito da stalli in legno di noce dal vescovo
Alessandro Maria Kalefati (1791) che provvide anche a dotare la Chiesa di 4
confessionali, di 4 candelabri in
bronzo, di 12 applique in bronzo per le croci
di consacrazione e della torre campanaria. II locale della sacrestia fu
restaurato dal, vescovo Luigi Margherita nel 1856. Nello stesso
periodo venne realizzato un passaggio che metteva in comunicazione la
cattedrale con il palazzo vescovile e con il Seminario. II ciclone del 1897 arrecò gravi
danni alla cattedrale provocando il crollo del campanile, che fu ricostruito
successivamente, e parte della facciata detta "cimasa" mai più ricostruita. Nel
1909 il vescovo Antonio di Tommaso volle abbellire i muri interni con stucchi
lucidi e con decorazioni in finto marmo (detti marmoliti); intorno agli anni
'60 essendo vescovo Alberico Semeraro vennero rimosse le coperture al tetto. In
seguito le infiltrazioni di acqua produssero un vistoso degrado agli intonaci e
nel 1979 il Provveditorato alle opere pubbliche fece effettuare interventi di
restauro, e il vescovo Alberico Semeraro, affidò il compito alla responsabilità
dell'arciprete D. Elia Farina. Durante la sistemazione del pavimento - era
vescovo Mons. Armando Franco - sono emerse alcune botole di accesso a dei locali
utilizzati un tempo come sepoltura (ipogei). II 19 febbraio 1992 per la sua
grandezza, bellezza e storia della Diocesi, la cattedrale è stata proclamata
Basilica Pontificia Minore, grazie all'interessamento del vescovo Armando
Franco.
Cripta dell'Arciconfraternita della Morte