Oria Perla di Puglia


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Cenni Storici

La tradizione vuole che la città sia stata fondata dai Cretesi, intorno al XV secolo a.C., ma cosa certa è che fu città messapica, anzi la più impor­tante città della Messapia, sede dei re messapi, come riferisce Strabone e come rivelano le monete e i reperti archeologici del suo territorio. L'antico nome messapico della città, Orra, subì mutamenti, nel tempo: « Hyria » la chiamarono i Greci, « Uria » e « I ria » i Romani, nel medioevo        « Ureto », « Oira » e « Orea ».

La potente Taranto, che mirava ad assorbire la Messapia e ad espandere il suo dominio, fu nel 473 a.C. scon­fitta da Oria e dalle città messapiche. Le lotte tuttavia si riaccesero e si trascinarono, con alterna fortuna, fino al­la conquista romana della Puglia. Nel 216 a.C. la città, stretta d'asse­dio da Annibale, capitolò, senza tutta­via venir meno alla fedeltà verso Roma, che, elevandola a « Municipio ro­mano » e a « Città confederata », le concedeva di continuare ad ammini­strare il suo vasto territorio con leggi e ordinamenti propri e a battere mo­neta come per il passato. Crollato l’impero di Roma, Oria sog­giacque alle dominazioni che si avvi­cendarono nella nostra regione: duran­te la guerra gotico-bizantina, fu sac­cheggiata da Totila, nel 547; fu occu­pata dai Longobardi nel 569 e, dopo un secolo, ancora dai Bizantini, che la elevarono a ducato con giurisdizione su dodici città. Nel X secolo essi non riuscirono ad impedire che orde sara­cene la saccheggiassero nel 918 e nel 924 e la distruggessero totalmente nel 977. L'XI secolo fu per la Puglia come l'alba di un giorno che doveva annun­ziarsi sereno, allorché ai Bizantini, or­mai invisi per il malgoverno, subentra­rono i Normanni. Nei primi decenni del secolo XIII, Federico II di Svevia doveva avviarla ad una vera rina­scita. Al 1233 risale la costruzione del Castello di Oria, uno dei primi e più bei castelli federiciani.

Con la caduta di Corradino, ultimo svevo, la capitale del regno fu defini­tivamente trasferita a Napoli, dove si erano già insediati gli Angioini. Tutta la regione, e con essa Oria, abbando­nata a sé stessa, vessata spesso dalla feudalità, che, tenuta a freno nel pe­riodo normanno-svevo, aveva rialzato la testa, andò decadendo sia politica­mente che economicamente. Assorbita prima dal Principato di Taranto di cui i Del Balzo Orsini furono signori, poi, elevata a marchesato autonomo, fu da­ta in feudo al principe Roberto Boni­facio. Alla morte di costui successe il figlio Gian Bernardino Bonifacio, che, per le stravaganze, fu costretto ad abbandonare il feudo, che passò ai Barromeo, uno dei quali, S. Carlo Bor­romeo, lo vendette per 40 mila fiorini d'oro, che distribuì ai poveri. Dalla fine del secolo XVI a quasi tutto il XVIII, Oria fu feudo degli Im­periali, principi di Francavilla. L’illuminismo, la Rivoluzione fran­cese e la dominazione napoleonica fe­cero crollare l'apparato feudale, men­tre le idee di libertà, di unità e d'indi­pendenza nazionale lentamente anda­vano conquistando l'anima delle popo­lazioni. Contro il restaurato assoluti­smo borbonico, che tentava di soffoca­re tali aspirazioni, reagirono le popo­lazioni, attraverso l'attività cospirato­tiva dei Carbonari, che, nel segreto del­le vendite, andavano preparando le in­surrezioni e i moti cosituzionali. Notevolissima fu l'attività rivoluzionaria di Camillo Monaco, che organiz­zò nel 1848 un moto insurrezionale, per cui si ebbe una prima condanna a due anni di ferri e, scontata la pena, la libertà vigilata. Seguirono altri proces­si e altri anni di galera e di confino politico. Quando poi i Garibaldini sgo­minarono le ultime resistenze borbo­nica sul Volturno, Camillo Monaco, divenuto Commissario d'insurrezione, fe­ce sventolare sul palazzo comunale al tricolore italiano. Nella guerra mon­diale 1915-18 e in quella del 1940-45, Oria pagò il suo tributo di sangue alla patria, con il sacrificio di centinaia dei suoi figli. Le componenti dell'economia orita­na sono rappresentate dai prodotti dell’agricoltura (ulivi, fichi, viti, ortaggi, frutta, frumento, tabacco, biada) e del­la piccola industria (stabilimenti vinicoli, pastifici, frantoi, manifattura del tabacco). La devozione degli Oritani verso il protettore S. Barsanofio si esprime attraverso grandiosi festeggiamenti. A maggio e a settembre si svolgono i festeggiamenti, preceduti e seguiti da pellegrinaggi massicci di fedeli di tut­ti i comuni della provincia e delle li­mitrofe, in onore di S. Cosma al San­tuario omonimo. Il Santuario, che di­sta da Oria 5 chilometri, sulla via per Torre S. Susanna, era in origine una chiesetta costruita dai Basiliani nel IX secolo, in mezzo ad una fitta boscaglia, da cui prende il titolo di S. Cosimo alla Mac­chia. La chiesetta venne in seguito più volte ampliata e restaurata ed oggi ha assunto un aspetto nuovo e diverso.

Monumenti di rilievo: il castello fe­dericiano del XIII secolo, imponente e maestoso (dall'interno si accede alla cripta dei SS. Crisante e Daria, a tre navate e con interessanti affreschi); la cattedrale a croce latina con fac­ciata barocca ed una bella cupola che svetta alta nel cielo di Oria (dalla piazza del Duomo, dove si può ammi­rare il magnifico episcopio, si domina l'ampio tavoliere del Salento); la Chie­sa di S. Giovanni Battista del XIV se­colo; la Chiesa di S. Francesco d'Assisi del secolo XIII con rifacimenti e am­pliamenti; la Chiesa di S. Francesco di Paola del XVI secolo; a circa 5 chilo­metri dall’incolato, sull'antica via Ap­pia, la Chiesetta di S. Maria di Galla­na (sec. X).